In Italia, invece, la spesa totale in Ricerca e Sviluppo si ferma all’1,4% del PIL, uno dei valori più bassi tra le grandi economie dell’area OCSE. Il divario rispetto ai paesi leader sta aumentando: quarant’anni fa la distanza dall’America era di 1,5 punti percentuali di PIL, oggi è salita a circa 2 punti. Anche il confronto con altri partner europei come Francia e Spagna evidenzia un ritardo che continua ad ampliarsi, relegando il nostro sistema produttivo a una posizione di perenne rincorsa.
Fonti: Quotidiano nazionale
Con una spesa totale che si attesta attorno ai 30,4 miliardi di euro, l’ecosistema italiano della ricerca cammina a scartamento ridotto. Entrando nel dettaglio della ripartizione dei finanziamenti, circa il 37% delle risorse dedicate a R&S arriva dal settore pubblico, mentre la restante parte proviene dal settore privato.
Il vero tallone d’Achille risiede tuttavia nell’impegno dello Stato: si stima che l’Italia destini direttamente alla ricerca pubblica circa lo 0,5% del PIL. Questo dato non è un mero esercizio di stile per contabili, ma una cifra che condiziona pesantemente il sistema universitario e la tenuta del Paese.
Fonti: ANIE
La magrezza dei fondi pubblici si abbatte direttamente sulla spina dorsale della formazione superiore e della ricerca scientifica. Ridurre lo spazio di manovra economico significa compromettere:
- La ricerca di base, ovvero quella scintilla teorica da cui nascono, spesso decenni dopo, le grandi rivoluzioni tecnologiche.
- I progetti innovativi, che faticano a trovare incubatori stabili in cui germogliare.
- Le collaborazioni internazionali, fondamentali per attrarre cervelli e non rimanere isolati nei confini nazionali.
In un mondo in cui la competizione globale si gioca interamente sulla capacità di produrre conoscenza, un’università sottofinanziata non è solo un problema accademico: è un’ipoteca sul futuro economico dell’intera nazione. Senza un cambio di passo netto nelle politiche di investimento pubblico e privato, il rischio concreto è trasformare il nostro Paese in un territorio di consumatori di tecnologia altrui, incapaci di progettarne una propria.
