Intelligenza artificiale: niente panico!

Tra paure, promesse miracolose e rivoluzioni annunciate, proviamo a capire cosa può fare davvero l’intelligenza artificiale per le piccole imprese.

Ogni giorno leggiamo titoli che annunciano una rivoluzione.

L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro. Sostituirà milioni di persone. Diventerà più intelligente di noi. Cambierà per sempre il mondo.

Poi ci sono quelli che raccontano esattamente il contrario: grazie all’intelligenza artificiale lavoreremo pochissimo, guadagneremo di più e potremo automatizzare praticamente tutto.

Ma dove sta la verità?

Probabilmente, come spesso accade, è più complessa di come viene raccontata.

E soprattutto, mentre tutti discutono del futuro dell’umanità, mi viene da fare una domanda molto più semplice: che cosa può fare oggi l’intelligenza artificiale per un piccolo imprenditore, un artigiano o un commerciante?

Partiamo dalle persone, non dalla tecnologia
Quando entro nelle aziende e parlo con gli imprenditori, le preoccupazioni che ascolto sono quasi sempre le stesse.

Le tasse sono alte. La burocrazia porta via tempo. Le scadenze si moltiplicano. Trovare personale qualificato è difficile.

E poi c’è un problema che accomuna tantissime attività: le giornate non bastano mai.

Curiosamente, quasi nessuno mi dice che la sua preoccupazione principale è l’intelligenza artificiale.

Molti la conoscono. Qualcuno la utilizza già, magari per scrivere un post sui social, rispondere a un’email o preparare una comunicazione.

Ma spesso tutto si ferma lì.

Ed è proprio questo che mi fa riflettere.

Stiamo parlando tantissimo di intelligenza artificiale, ma forse troppo poco di come potrebbe essere utile nella quotidianità di chi manda avanti un’impre

L’intelligenza artificiale è pericolosa?
Proviamo a ragionare insieme.

Un’automobile è stata progettata per trasportarci, ma può anche essere utilizzata per fare del male.

Internet ci permette di comunicare con il mondo, informarci e lavorare, ma viene utilizzato anche per truffare, manipolare e diffondere informazioni false.

Un farmaco può curare una malattia, ma può causare danni se utilizzato in modo scorretto.

Gli stessi strumenti possono avere conseguenze molto diverse a seconda di come vengono progettati, utilizzati e controllati.

Con l’intelligenza artificiale accade qualcosa di simile, ma con una differenza importante.

Non tutti i rischi derivano da qualcuno che vuole utilizzarla per fare del male. Un sistema può produrre informazioni false, commettere errori o generare risultati discriminatori anche senza intenzioni malevole.

Ecco perché non basta dire che dipende tutto dall’uomo che la utilizza.

Servono progettazione responsabile, controlli, competenze e regole.

La risposta non è avere paura della tecnologia. È imparare a conoscerne le possibilità e i limiti.

E il lavoro? Scomparirà davvero?
Questa è probabilmente la domanda che suscita più preoccupazione.

Ma facciamo un piccolo viaggio nella storia.

Quando le automobili hanno iniziato a sostituire i cavalli nei trasporti, sono entrate in difficoltà alcune professioni legate al vecchio sistema. Nel frattempo si sono sviluppate attività legate alla produzione di automobili, alle officine, alle strade e alla distribuzione di carburante.

Quando sono arrivati i computer, molte operazioni manuali sono state trasformate. Sono nate nuove professioni e nuove modalità di lavoro.

Internet ha cambiato il commercio, la comunicazione, il turismo e tantissimi altri settori.

Ogni grande innovazione ha modificato il modo di lavorare.

Questo non significa che tutte le trasformazioni siano state indolori. Alcune persone hanno perso opportunità, altre hanno dovuto imparare nuovi mestieri.

Con l’intelligenza artificiale potrebbe accadere qualcosa di simile, anche se oggi non possiamo sapere con certezza quale sarà il bilancio finale sull’occupazione.

C’è però una cosa sulla quale possiamo intervenire già adesso: la preparazione delle persone e delle imprese.

Dalla richiesta di un cliente alla fattura: un esempio concreto
Immaginiamo una piccola azienda artigiana.

 

Un cliente telefona per chiedere informazioni. Poi invia una mail. Il titolare prende appunti, prepara un preventivo, concorda un appuntamento, organizza il lavoro e alla fine emette la fattura.

Quante volte le stesse informazioni vengono ricopiate?

Quanti messaggi bisogna cercare?

Quanto tempo si perde dietro attività che non richiedono necessariamente l’esperienza dell’imprenditore?

Immaginiamo ora che alcuni strumenti digitali siano collegati tra loro.

Il cliente invia una richiesta. Il sistema la registra. L’intelligenza artificiale può aiutare a comprenderne il contenuto e preparare una bozza di risposta o di preventivo.

Il titolare controlla prezzi, condizioni e informazioni tecniche, quindi approva.

Se il lavoro viene confermato, un gestionale può aiutare a programmare le attività, organizzare i documenti e trasferire i dati al sistema di fatturazione.

Il tutto senza dover riscrivere ogni volta le stesse informazioni.

Naturalmente servono strumenti adatti, configurati correttamente, e non tutte queste operazioni richiedono intelligenza artificiale. Alcune si possono realizzare con semplici automazioni.

Ma il risultato da cercare è chiaro: meno tempo perso nelle attività ripetitive e più attenzione al lavoro, ai clienti e alle decisioni importanti.

Cinque esempi che riguardano le piccole imprese

Cinque esempi che riguardano le piccole imprese
1. Un negozio

Può utilizzare l’AI per preparare descrizioni dei prodotti, organizzare le richieste dei clienti e analizzare più facilmente alcune informazioni sulle vendite.

2. Un artigiano

Può farsi aiutare nella preparazione dei preventivi, nella gestione delle richieste e nella scrittura di istruzioni di lavoro.

3. Un ristorante

Può organizzare le prenotazioni con strumenti digitali, analizzare le recensioni e preparare comunicazioni per i clienti.

4. Uno studio professionale

Può utilizzare l’AI per riassumere documenti, predisporre bozze e cercare informazioni da verificare, rispettando la riservatezza.

5. Una piccola azienda con dipendenti

Può creare materiali formativi, organizzare procedure interne e facilitare il passaggio di informazioni tra collaboratori.

Non sono promesse di risultati automatici. Sono possibilità da valutare caso per caso.

E, soprattutto, non serve trasformare ogni azienda in una società tecnologica.

Spesso il primo miglioramento nasce da un problema piccolo, ma che si ripete ogni giorno.

La tecnologia non sostituisce automaticamente la competenza
Recentemente, durante un evento dedicato all’innovazione digitale nel settore odontoiatrico, ho avuto modo di approfondire come strumenti tecnologici avanzati possano supportare il lavoro dei professionisti.

È un esempio interessante.

La tecnologia può assistere nell’analisi delle immagini, nella pianificazione e in alcune attività cliniche, ma questo non elimina il bisogno di competenza e responsabilità professionale.

Anzi, strumenti sempre più evoluti richiedono persone capaci di comprenderli, verificarne i risultati e decidere quando utilizzarli.

Questo principio vale anche per le imprese.

Un programma può aiutarti a preparare un preventivo. Ma sei tu a conoscere il cliente.

Può aiutarti a organizzare un lavoro. Ma sei tu a conoscere la tua azienda.

Può suggerire una soluzione. Ma devi avere gli strumenti per capire se è quella giusta.

Il vero rischio è utilizzare strumenti che non conosciamo
Non credo che la scelta giusta sia ignorare l’intelligenza artificiale.

Ma non credo nemmeno che si debba utilizzarla a tutti i costi.

Ci sono problemi che richiedono un buon gestionale, altri che richiedono una migliore organizzazione, altri ancora che si risolvono con una formazione adeguata.

E ci sono situazioni nelle quali l’intelligenza artificiale può davvero essere d’aiuto.

Bisogna però prestare attenzione ai dati riservati, alla sicurezza, all’affidabilità delle risposte e ai costi di adozione.

Un errore scritto in modo convincente resta un errore.

E un processo automatizzato male può creare più problemi di quanti ne risolva.

La tecnologia deve semplificare il lavoro, non complicarlo.

Prima di parlare di innovazione, impariamo ad ascoltare
Nel mio ruolo di vicepresidente di FenImprese Bologna sto dedicando molta attenzione a un principio che considero fondamentale: avvicinarci sempre di più alla vita reale delle imprese.

Entrare nelle aziende. Parlare con gli imprenditori. Ascoltare i collaboratori. Capire quali sono le difficoltà quotidiane.

Non limitarsi a raccontare percentuali, studi e previsioni.

I numeri sono importanti, ma dietro ogni numero ci sono persone che ogni mattina aprono la propria attività, affrontano problemi e prendono decisioni.

Credo che l’innovazione debba partire proprio da loro.

Non dobbiamo convincere un artigiano a utilizzare l’intelligenza artificiale perché è di moda.

Dobbiamo prima capire che cosa gli porta via tempo, dove incontra difficoltà e quali attività potrebbero essere migliorate.

Solo dopo possiamo valutare quali strumenti utilizzare.

Perché la vera innovazione non comincia quando acquistiamo una tecnologia, ma quando comprendiamo il problema che vogliamo risolvere.

Intelligenza artificiale: niente panico!
Non dobbiamo considerarla una soluzione miracolosa.

Non dobbiamo neppure sottovalutarne i rischi o le possibili conseguenze sul lavoro.

Dobbiamo conoscerla, imparare a utilizzarla con criterio e soprattutto renderla comprensibile anche a chi non ha competenze tecnologiche.

Questo, secondo me, è uno dei compiti più importanti per chi oggi si occupa di imprese, formazione e innovazione.

Meno paura, meno promesse miracolose e più concretezza.

E vorrei concludere con una domanda.

Se potessi eliminare una sola attività ripetitiva dalla tua giornata lavorativa, quale sceglieresti?

Mi piacerebbe leggere la tua risposta nei commenti.

Marco Abruzzese

Consulente in marketing, comunicazione e innovazione digitale. Vicepresidente FenImprese Bologna.

Racconto idee, esperienze e strumenti per rendere il marketing, la tecnologia e il mondo delle imprese più semplici e comprensibil

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